PROCESSO CAVALLERA
La lotta dei galanzieri,
i marinai carlofortini

giovedì 24 maggio 2001

 

I battellieri caricano il minerale sulla spiaggia di Buggerru I lavoratori del mare di Carloforte, i cosiddetti galanzieri, - dal nome della galena chiamata appunto “galanza” - lavoravano tutti i giorni senza limiti di orario. Dovevano caricare tonnellate di minerale trasportandolo con la sola forza delle braccia dai magazzini del lungomare ai battelli ormeggiati sulla rada del porto dell’isola di San Pietro. Una relazione dell’ingegnere minerario Cesare Vecelli del 1922 descriveva così il duro impegno degli operai: «Portare sulle spalle coffe di 50 kg di un materiale che lascia cadere addosso della tenue polvere di calce viva, da frequentemente luogo - a causa del sudore dell’operaio scamiciato – a bruciature, che nelle pieghe della pelle danno spesso anche sangue».

Agli inizi del Novecento a Carloforte non esisteva una banchina o mezzi meccanici per agevolare il lavoro dei battellieri. Questo era l’unico porto del Sulcis in cui era possibile l’ormeggio dei grandi piroscafi, a differenza di tutti gli altri approdi della zona quali Buggerru o Masua, dove il fondale non ne consentiva l’avvicinamento. Il malcontento dei lavoratori del mare nasceva dai ritardati pagamenti e dalle frodi dei periti che si occupavano di pesare il carico dei materiali imbarcati per poi valutare i compensi.

Nei primi giorni di settembre del 1897 Giuseppe Cavallera - giunto in Sardegna già dal 1895 per scampare alle persecuzioni politiche - fu invitato dalla sezione socialista di Carloforte a recarsi nell’isola. Vi trovò una forte coesione tra i lavoratori che lo indusse a portare avanti una attività propagandistica e raccogliere il malcontento. Cavallera suggerì ai lavoratori una “rivoluzione legale”, cioè la conquista del potere attraverso le libere elezioni. Gli effetti dell’intervento del dirigente socialista sui galanzieri furono immediati. Questi costituirono immediatamente una organizzazione di resistenza, la Lega operaia tra i battellieri e gli stivatori di Carloforte, sul modello delle esperienze continentali, tra le prime del genere in Sardegna. Le società minerarie si ostinarono però a non riconoscere le rivendicazioni dei battellieri boicottando tutti gli appartenenti all’organizzazione operaia, assoldando lavoratori di paesi vicini ed effettuando i trasporti del minerale con i battelli di proprietà della stessa miniera.

Giuseppe Cavallera Esplosero così una serie di scioperi - il primo dei quali nel 1897 durò quasi un mese - che portarono anche ad azioni di boicottaggio come l’affondamento dei battelli impiegati dalla società mineraria Malfidano nell’aprile 1898. In questa fase Cavallera mantenne una posizione di mediazione tra le autorità di pubblica sicurezza e i lavoratori. Il leader socialista ebbe anche delle rassicurazioni dal prefetto di Cagliari che però non evitarono lo scioglimento della Lega decretato il 6 giugno del 1897. La protesta continuò con alterne vicende, si ebbero altri due scioperi nel 1899 che portarono i vertici delle società minerarie a qualche
riconoscimento delle istanze dei lavoratori. Ma la repressione decisiva non si fece attendere. Il 30 agosto 1900, Cavallera ed altri dirigenti socialisti e delle leghe furono arrestati e rinchiusi nel carcere di Cagliari. Gli incriminati erano in tutto 59, compresi diversi battellieri. Dovevano rispondere di associazione e istigazione a delinquere ed altri reati comuni. Il processo che si tenne a Cagliari tra luglio e agosto del 1901 diede ragione ai marinai. Cavallera, riconosciuto colpevole soltanto di incitamento all'odio di classe, fu condannato a 7 mesi di reclusione.

Walter Falgio